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Legrand l’infrastruttura che abilita il data center

Simone Ferreri, responsabile vendite datacenter, prescrittori, Evcs, spiega il posizionamento di Legrand in Italia, il rapporto con BTicino, l’evoluzione del mercato verso l’AI e il ruolo delle acquisizioni nel rafforzamento dell’offerta del gruppo.

Legrand è oggi uno degli operatori industriali più rilevanti nel segmento delle soluzioni per data center, con un’offerta che copre alimentazione, distribuzione elettrica, rack, contenimento, raffreddamento, connettività, gestione dei cavi, monitoraggio e controllo dell’infrastruttura. Un approccio che nasce dalla convergenza tra competenze elettriche, infrastrutturali e digitali.

Il gruppo francese propone soluzioni pensate sia per il cosiddetto white space (dove sono collocati server, apparati di rete, storage, rack e sistemi di distribuzione a livello di armadio), sia per le aree tecniche che supportano la continuità del servizio: PDU intelligenti, busway, sistemi UPS, cabinet, soluzioni di cable management, raffreddamento e piattaforme di monitoraggio remoto della potenza e dei parametri ambientali. La disponibilità di brand specializzati come Raritan, Server Technology, Modulan, Starline, Minkels e Zucchini rafforza una proposta costruita per coprire ambienti edge, enterprise, colocation e hyperscale.

La centralità del segmento data center è confermata dai numeri: nel 2024 Legrand ha registrato vendite complessive pari a 8,65 miliardi di euro, e il business legato ai data center ha raggiunto circa 1,6 miliardi, sostenuto da una domanda particolarmente forte. Un dato che evidenzia come il data center sia diventato per il gruppo non solo un mercato applicativo, ma una direttrice industriale strategica, collegata alla trasformazione dell’infrastruttura digitale e alla necessità di coniugare potenza, resilienza e sostenibilità, in una fase in cui AI, cloud, servizi digitali e automazione aumentano la pressione sulle infrastrutture.

Per capire come questa strategia si declina in Italia, dove il marchio è indissolubilmente legato a un brand storico come BTicino, abbiamo intervistato Simone Ferreri, responsabile vendite datacenter, prescrittori ed Evcs di Legrand.

Ci spiega il collegamento tra Legrand e BTicino in Italia in relazione alle soluzioni per il data center?

Per Legrand l’Italia rappresenta una country con una configurazione unica all’interno del gruppo, frutto di una consolidata storia produttiva nel nostro Paese, guidata da un amministratore delegato, con la presenza dell’intera filiera delle funzioni aziendali, dalla finanza al legale, dalla produzione al marketing. I prodotti Legrand in Italia sono proposti attraverso il brand BTicino, acquisito nel 1989, che è rimasto perché è estremamente forte, soprattutto nell’ambito residenziale.

Che però è un settore completamente diverso

È vero, e questo potrebbe per alcuni creare un po’ di disorientamento. In realtà la storia di BTicino nasce nel residenziale ma evolve nel terziario. Con le acquisizioni di gruppo, fatte in parte in Italia e in parte fuori, il fatturato della nostra azienda si suddivide oggi al 50% tra mondo residenziale e mondo industriale e terziario-industriale. L’ambito data center rappresenta un business sviluppatosi più di recente, figlio di acquisizioni realizzate quasi tutte fuori dall’Italia, in ambito europeo o americano. In Italia manteniamo un’importante presenza nella produzione della grey room (trasformatori di potenza, UPS, quadri di bassa tensione), più una partnership con una società specializzata nelle soluzioni in media tensione, a completamento della nostra offerta. La componente di white room, ovvero la camera bianca, la proponiamo invece tramite le consociate del gruppo, principalmente in Europa.

Dal punto di vista della scala come vi collocate nel contesto del data center?

In un modo diversificato. Nella parte grey room, per esempio, abbiamo acquisito una società americana chiamata Starline che è leader di mercato nella produzione di blindosbarra e di blindo per il Data Hall, che quest’anno arriverà a fatturare oltre un miliardo e mezzo di dollari a livello mondiale.

Quanto al posizionamento, la nostra quota di mercato è costruita principalmente su player nazionali e internazionali. Oggi il fatturato italiano è fatto circa per il 60% da player nazionali e per il restante 40% da player internazionali. Questa percentuale si inverte a livello EMEA, dove lavoriamo molto di più con gli hyperscaler e con i clienti internazionali rispetto ai player locali. Perché in Italia è diverso? Perché il tessuto italiano è fatto da una realtà come BTicino, che storicamente serve tantissime realtà anche medio-piccole, che impattano più facilmente nell’edge data center o nel micro data center: un mercato molto più rivolto alle piccole e medie imprese italiane, una particolarità dell’Italia, molto meno dell’Europa.

Quindi entrate direttamente nella parte di edge data center, mentre nelle installazioni più grandi siete chiamati per la vostra competenza specifica.

Per la nostra competenza e anche per le partnership che vantiamo con aziende quali Microsoft, Oracle e Amazon, che ci portano all’interno dei loro progetti. Sui clienti locali, invece, il nostro modello di business non prevede di operare direttamente con l’end user. 

Tipicamente lavoriamo con importanti studi di progettazione quali, per esempio, Lombardini 22, Ariatta, DBA, MCM e molti altri, che rappresentano il primo punto di interfacciamento dell’investitore e che hanno il compito di sviluppare il progetto tecnico. Noi rivestiamo quel progetto tecnico con i nostri prodotti in modo personalizzato per adattarlo alle più diverse esigenze e realtà.

L’evoluzione verso data center sempre più potenti e orientati all’AI che impatto ha su di voi?

L’AI sta arrivando anche in Italia. Rispetto agli altri Paesi europei siamo un po’ più indietro, perché nei processi delle nostre aziende non è ancora entrata in maniera prepotente. Ma ora è giunto il momento e questo genera investimenti anche in Italia.

Stanno arrivando gli investimenti di Rai Way e di Retelit. 

Oggi sono ancora investimenti con potenze IT non elevate, si parla di 10-15 Megawatt. 

In altre parti del mondo i numeri sono diversi perché lo scenario è molto differente: per fare un esempio, abbiamo appena chiuso un ordine in Texas per un impianto da 100 MW destinato ai carichi AI.

Nei prossimi cinque anni l’AI avrà un impatto molto forte e noi ci stiamo preparando con le infrastrutture necessarie e sviluppando prodotti dedicati a potenze che oggi sono fuori scala rispetto allo standard.

Oltre all’incremento di potenza c’è anche il tema dell’evoluzione verso la corrente continua. State lavorando anche su questo?

Il passaggio alla corrente continua rappresenta un’evoluzione naturale. Stiamo lavorando assolutamente su questo fronte sia internamente sia esternamente a livello di ricerca e sviluppo perché con la corrente continua cambia radicalmente la modalità di realizzare le soluzioni. Proprio in Italia il settore di R&D sulla componente di potenza è particolarmente importante.

Avete centri di R&D in Italia?

Sì. A Varese abbiamo il nostro headquarters storico, mentre a Bergamo la fabbrica storica dedicata alle componenti di potenza.

Avete già un’offerta molto ampia, ma puntate a crescere ancora?

Certamente. Negli ultimi due mesi abbiamo annunciato due nuove acquisizioni. Ad aprile 2026 quella di TES, specialista europeo nei sistemi di distribuzione dell’energia, con oltre la metà del fatturato derivante dal settore dei data center: un’operazione che punta a rafforzare la leadership del gruppo nel mercato dei data center e delle infrastrutture elettriche critiche in Europa. A maggio 2026 c’è stata l’acquisizione di SRS Power Engineering, azienda malese specializzata in soluzioni di protezione dell’energia in bassa e media tensione indirizzate primariamente a data center e applicazioni industriali, che ci aiuterà a rafforzare la presenza nel Sud-Est asiatico.

La politica del gruppo è quella di continuare ad acquisire tutti i pezzi dell’offerta che ci mancano. Mi aspetto quindi, nei prossimi due anni, continue acquisizioni per completare il paniere d’offerta.

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