DKC è un gruppo industriale specializzato nella progettazione e produzione di sistemi portacavi e di soluzioni per la protezione, il trasporto e la distribuzione dell’energia elettrica in ambito civile e industriale. Con sei stabilimenti in Italia e una gamma che va dalle canalizzazioni ai condotti sbarre della Linea Hercules, fino a UPS e ricarica, l’azienda ha fatto del data center uno dei terreni di sviluppo più promettenti, ora che la crescita dei carichi generata dall’AI trasforma la distribuzione elettrica in un fattore critico di progettazione. Ne abbiamo parlato con Paolo Cornalba, direttore della business unit Energy di DKC Europe.
Quale ruolo può avere DKC nei data center di nuova generazione, sotto la spinta di AI ed efficienza energetica?
DKC si propone non come semplice fornitore di componenti, ma come partner tecnologico che aiuta il data center a governare la propria potenza. Il tema non è soltanto portare più energia, ma distribuire densità elevate, nell’ordine di 50-100 kW per rack, in modo sicuro, flessibile ed efficiente, senza comprometterne l’equilibrio termico né trasformare l’infrastruttura in un cantiere permanente. Una nostra soluzione di punta sono i condotti sbarre della Linea Hercules, la spina dorsale energetica del data center: sistemi compatti e modulari, capaci di sostenere carichi crescenti senza rifacimenti dell’impianto, integrati con le canalizzazioni storiche del nostro portafoglio. A questo aggiungiamo il valore del Made in Italy, con una filiera interamente italiana. A Lograto, in provincia di Brescia, si concentrano produzione, ricerca e sviluppo ed engineering, con la possibilità di intervenire rapidamente su tutto il territorio nazionale: una prossimità che trasforma il nostro slogan “Next to you” in un reale vantaggio strategico.
Quali sono le richieste principali che vi arrivano dal mercato?
Le pressioni quotidiane tipiche che riceviamo sono legate ad alta densità e spazi ridotti. La parola chiave è flessibilità: soluzioni in grado di espandersi rapidamente, canalizzazioni che proteggono senza ingombrare e percorsi di cavi che non generino grovigli inestricabili. L’altra richiesta riguarda tempi di deployment compressi, con scadenze da rispettare molto stringenti per la messa in servizio. Noi puntiamo a fare la differenza non solo sulla componente tecnica, ma anche sulla soluzione progettuale, sugli aspetti produttivi e sul supporto agli installatori specializzati scelti solitamente dai clienti.
Che contributo offre la modularità per crescere senza smantellare l’esistente?
Il condotto sbarre è un sistema modulare componibile per il trasporto della corrente elettrica, in grado di gestire carichi molto elevati adattando il percorso al sito di installazione e di consentire derivazioni a caldo, senza fermare l’impianto quando occorre aggiungere una linea o un’utenza. IN questo modo il data center non si ferma. Inoltre nulla viene dismesso, perché si parte dalla dorsale esistente, potenziandola e adeguandola al nuovo layout delle macchine.
La gestione dei cavi viene spesso considerata un tema di secondo livello. È così?
La mia posizione è all’estremo opposto, perché nei data center la considero una questione di sicurezza critica. Con carichi da 50 a 100 kW per rack e oltre, il cavo non è più un semplice conduttore in rame ma un elemento critico che si surriscalda, ingombra e si danneggia, il primo punto in cui può innescarsi un guasto o un incendio se gestito in modo inadeguato. La gestione dei cavi è decisiva per il flusso d’aria, perché un cablaggio disordinato compromette il raffreddamento, per l’affidabilità, perché cavi schiacciati causano guasti e incendi e per la manutenibilità. Serve il giusto equilibrio tra cavi e condotti sbarre, con un sistema distributivo capace di evolvere con il data center senza vincolarlo.
Dove risiede il vostro valore aggiunto?
In tre elementi: soluzioni integrate, grazie a un portafoglio molto ampio; qualità e controllo nelle nostre fabbriche italiane. Infine la nostra competenza che è in grado di fornire anche supporto alla progettazione.
Chi sono i vostri interlocutori tipici presso la committenza?
Il primo interlocutore è lo studio di progettazione, con cui condividere le competenze e conciliare efficacia ed efficienza. In fase realizzativa il rapporto è con i contractor, ma non in modo diretto, perché la parte elettrica viene subappaltata a grandi installatori. Siamo entrati anche in progetti non nati con noi. Oltre ai componenti standard, ogni anno realizziamo 6-7mila pezzi unici, personalizzati per specifiche installazioni. È la combinazione tra la logica dell’azienda industriale e quella dell’azienda sartoriale.
Sui progetti di dimensione più grande riuscite a essere presenti?
DKC si concentra prevalentemente su data center di dimensione media e medio-piccola. I grandi committenti come Alphabet o Amazon operano con capitolati molto stringenti e soluzioni tecniche predefinite, dove sono presenti pochi grandi gruppi internazionali. La nostra capacità produttiva ci consente di seguire alcuni data center all’anno, non decine, per non penalizzare i clienti che da anni ci accordano fiducia. L’obiettivo è un equilibrio con i progetti in ambito automazione e industriale.
Operiamo anche fuori dall’Italia con uffici di rappresentanza dal Messico alla Tailandia agli Emirati Arabi, e nel Nord Europa vediamo diverse opportunità su data center di medie dimensioni. Proprio in questo periodo stiamo lavorando a due progetti importanti in Norvegia e in Islanda.
Che contributo potete dare alla sostenibilità?
La sostenibilità è innanzitutto un criterio di progettazione, non una moda. Il primo contributo è l’efficienza dei materiali, con condotti sbarre che lavorano vicino al limite e sovradimensionamenti calcolati ma non eccessivi, perché meno rame significa meno estrazione e meno CO2. Seguono durata e riuso, perché il condotto sbarre non è una soluzione monouso e può essere riconfigurato mentre il data center evolve, laddove un cavo di dimensione inadeguata va rimosso e sostituito. Infine il raffreddamento, dato che una canalizzazione ben progettata non ostacola il flusso d’aria e riduce i consumi di ventilazione, a beneficio del PUE.
La vostra direzione per il futuro?
Da alcuni anni l’offerta si è estesa ai prodotti attivi per il trattamento dell’energia: UPS, condotti sbarre, ricarica, accumulo e climatizzazione per quadri. Lo sviluppo più importante, portato avanti da una ricerca e sviluppo interamente italiana ma con un team internazionale, riguarda la componentistica intelligente, l’IoT, con un portale per gestire da remoto le unità connesse e abilitare la manutenzione predittiva, ovvero intervenire prima che il guasto si verifichi elaborando i dati con l’AI. Il nostro amministratore delegato ha da poco presentato il piano industriale al 2030, che prevede ampliamenti significativi. Nel DNA di DKC c’è da sempre la crescita e l’obiettivo resta la vicinanza ai clienti, con una squadra giovane determinata a fare la differenza.



